Una ricciola… da poesia: ecco la tecnica di pesca usata per pescarla

Racconto di pesca della cattura di questa ricciola di 22 kg per opera di Giorgio Bellocchia

La pesca è un’arte. È come dipingere, creare sculture, fare musica. Un’arte non per tutti e non da tutti, come tutte. Un’attività che porta a creare una situazione che poggia su accorgimenti tecnici a dir poco infiniti, miscelandoli insieme. Il segreto di quest’arte meravigliosa sta nel trasmettere emozioni e nel riuscire ad avvicinarsi più possibile a quel l’infinito attraverso l’istinto, la passione, l’esperienza e perché no, anche la fortuna! Un infinito che nessun pescatore riuscirà mai a raggiungere, perché proprio quando pensi di aver capito tutto, ci sarà sempre una variante imprevista, ignorata, incoerente, che ti farà capire che… non avevi capito abbastanza o, comunque, non tutto. È da qui che voglio partire per raccontarvi un week end di pesca negativo fino agli ultimi dieci minuti. Siamo in Francia,  in una bella cittadella sulla costa azzurra. Ci vediamo con il mio amico Marco, il capitano della barca, sabato mattina presto; all’alba siamo già verso i punti magici che tanto ci hanno dato in passato, con la vasca del vivo piena di calamari.

Devono esserci le ricciole giganti, ne siamo convinti, è il periodo giusto e le vogliamo pescare.

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LA CERNIA DI 4 KG CHE HA EVITATO UN AMARO CAPPOTTO A GIORGIO E MARCO.

L’ecoscandaglio per tutto il giorno non le segna e la giornata trascorre opaca, con una cernia da quattro chili salpata a bordo. Si riprova domenica, con l’adrenalina del giorno prima ormai dimenticata da ore. È pur vero che ogni giornata è a sé, e che tutto può succedere, anche che le ricciole giganti arrivino da un giorno all’altro. La mattina trascorre in cappotto pieno: vuoto l’eco e vuoto il pozzetto di conseguenza! E intanto si alza il mare. Facciamo pranzo con una delusione addosso non indifferente, pur essendo abituati a questa pesca che può essere splendida o monotona. Decidiamo di uscire un’oretta prima dell’imbrunire, giusto per fare il tramonto in un punto subito vicino al porto, mezzo miglio oltre il promontorio. Il mare è al limite ma non demordiamo e caliamo la lenza, io ho la canna in mano e lui guida; siamo in una secca dove si è obbligati a pescare più fine possibile per vedere mangiate e dove il fondo non perdonerebbe se il pesce riuscisse a raggiungerlo! Dopo mezz’oretta ecco che sento una voce dal timone: ci sono! L’eco segnala dei bei sommergibili, sotto di noi. Sento una mangiata: la canna si piega una volta, poi basta. Che strano. Eppure non era un colpo di un pesce piccolo.

Sto pescando grandi ricciole a traina col vivo, devo stare più attento!

Passano trenta quaranta secondi e, di nuovo, la canna si piega forte una sola volta. Non è possibile ! Non c’era modo di ferrare! Cerco in me ogni spiegazione possibile, non mi era mai capitata prima una situazione così, di solito la mangiata prevede una serie di colpi sulla canna istantanei e la ferrata al momento giusto. Ad un certo punto parte a stecca la canna con la frizione che squilla spaventosamente, riesco a ferrare forte due volte. La frizione è già tarata al limite. Continua la fuga, e il mio amico ad alta voce mi dice di “non chiudere”, il dito è li su quella leva che, muovendosi, potrebbe fermare o rallentare la fuga di questo treno impazzito. Se raggiunge il fondo la perdo. Anche se l’istinto consiglierebbe a chiunque di chiudere, riesco a tenere la calma e capisco che un solo piccolo movimento del dito potrebbe voler dire rottura del 35 libbre in bobina o dello 0,57 fluorocarbon montato come finale. La canna è piegata a fine corsa. Per fortuna il pesce si ferma. Io recupero violentemente, pompando con la canna. Dopo soltanto pochi metri, di nuovo, quel maledetto cicalino inizia a strimpellare come mai prima d’ora! Non ce la farò, ne sono certo. Sento Marco che mi dice: «Dai Giorgio bravo, siamo a 45 metri, siamo a 50 metri, siamo a 60 ! ». Voleva dire che stavamo uscendo dalla secca. Ciò che le ho recuperato e pari a ciò che ha preso, fin ora, ma ora ho una ventina di metri in più di fondale di vantaggio. Il treno sta iniziando a non avere la violenza che aveva all’inizio. Riacquisto fiducia, adesso ce la posso fare, anche grazie a Marco che ha guidato la barca egregiamente. Utilizzando più delicatezza possibile nel recupero, dopo un paio di minuti compare un macchia enorme sul lato della barca. Ormai quasi al buio salpiamo una ricciola da 22 chili! Esplode la gioia. Dopo ore di pesca e delusione nessuno mai avrebbe pensato di riuscire ad agganciarla, ancor meno di salparla, viste le circostanze. Siamo stati fortunati ma la dea bendata mi permetto di dire ha visto l’audacia in noi, e ha deciso di aiutarci un po’!

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RICCIOLA DI 22 KG CATTURATA IN COSTA AZZURRA DA GIORGIO E MARCO.

Una ricciola… da poesia: ecco la tecnica di pesca usata per pescarla

La Redazione di PescaTV.it (sezione pesca mare barca)

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