Ruvetto (Ruvettus pretiosus): il pesce dalla “pelle” tagliente che nuota nel Mediterraneo

Ruvetto (Ruvettus pretiosus): il pesce dalla “pelle” tagliente che nuota nel Mediterraneo

Il pesce ruvetto (Ruvettus pretiosus), appartiene alla famiglia dei Gempilidi, e all’ordine dei Perciformi. Diffuso nei tre oceani principali, il ruvetto vive a profondità che in certi casi possono superare addirittura i 1500 metri, anche se normalmente i pescatori lo incrociano a molto meno. Staziona nei pressi del fondo durante le ore diurne, nutrendosi di pesci bentonici, crostacei e molluschi, per poi avvicinarsi alla superficie di notte, tipicamente in coppie, in caccia di prede pelagiche.

Il pesce ruvetto (Ruvettus pretiosus)

Si tratta di un grosso predatore che può raggiungere i due metri di lunghezza ed i 50 chilogrammi di peso. Il suo aspetto ricorda vagamente quello degli Scombridi, con i quali i Gempilidi sono imparentati, soprattutto per la serie di pinnule situate posteriormente alle pinne dorsale ed anale, che ricordano quelle di sgombri e affini. Le carni del ruvetto contengono un’impressionante percentuale di olii (fino al 25%) che, di fatto, svolgono la stessa funzione idrostatica della vescica natatoria, organo assente in questa famiglia, così come in altri pesci pelagici. Alleggerire il proprio corpo mediante olio, un liquido incomprimibile, anziché gas, conferisce il vantaggio non indifferente di potersi spostare rapidamente in verticale senza soffrire di barotrauma. Questa caratteristica, che ha valso a questa specie il nome inglese di oilfish, fa sì che il consumo delle sue carni possa avere effetti lassativi, fatto che inasprì le controversie sorte quando si scoprì che questa specie veniva spesso commerciata spacciandola per pesce più pregiato, come il merluzzo. Il risultato è che in alcuni paesi, tra cui l’Italia, l’importazione della carne di ruvetto è stata bandita.

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Roberto Merciai

Nato a Firenze nel 1982, coltiva la passione per la natura e la pesca da quando aveva tre anni. Figlio e nipote d'arte, ha praticato diverse tecniche di pesca, dedicandosi principalmente allo spinning in acqua dolce fino al 2010, quando la carriera universitaria di Naturalista Ittiologo lo porta a trasferirsi a Girona, in Spagna. Qui inizia a dedicarsi allo spinning marino dalla costa, tralasciando momentaneamente le acque dolci, nelle quali è invece impegnato sul fronte professionale, svolgendo un dottorato di ricerca in ecologia fluviale. Dal 2006 al 2012 ha collaborato con lo storico mensile 'Pescare - la rivista dei pescatori', mentre dal 2013 scrive articoli di pesca e biologia sulle testate 'Pesca Spinning', 'Surfcasting' e 'Pesca dalla Barca', edite da ERREDI grafiche.