Ricciola e traina col vivo in Mediterraneo

La pesca alla ricciola a traina col vivo ed alcune astuzie per pescare esemplari di taglia

Nel mar Mediterraneo la ricciola vive su batimetriche comprese tra i 20 e i 90 metri. Potremmo dire che, anche se è risaputo che sono stati catturati esemplari a profondità che raggiungevano alcune centinaia di metri, il range dei 70/70 metri è lo standard abituale che ci servirà a prendere bei pesci. La “seriola” (chiamiamola così, riprendendone il nome scientifico) è gregaria e si muove principalmente in branco, specie quando è piccola ed il branco che la ospita è ancora particolarmente popoloso. Una vita fatta si sopravvivenza agli inganni del mondo marino (compresi i tonni) e alle reti poste dagli uomini, la porterà a cambiare abitudini, facendosi più scaltra. Così, all’aumentare della propria mole, e quindi con la vecchiaia, potrà acquisire abitudini solitarie, trovandosi spesso però anche in coppia.

Pesca alla ricciola: periodi migliori e spot di pesca

L’avvicinamento alla costa avviene con più frequenza in primavera e in estate. In questo periodo della riproduzione nel corso del quale permane normalmente fino in autunno… è specialmente durante questi mesi che i pescatori sportivi si cimentano nella traina con il vivo. Ricercheremo questo splendido pesce sulle cigliate delle secche, o in corrispondenza di picchi di roccia isolati che si ergono da un fondo fangoso. La tecnica di trana con l’esca viva, nel tempo, è stata oggetto di notevoli innovazioni in termini di attrezzature e approcci, tuttavia continua a basarsi su un semplice e basilare assunto che vede come pilastro fondamentale la catena alimentare e l’istinto predatorio di questa specie. In questo senso, è sicuramente la tecnica che meno si basa “sull’inganno”, a differenza di altre tecniche, quali la traina con artificiali o il vertical jigging di derivazione giapponese.

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UNA SERIOLA DUMERILI AFFIANCATA A UN MULINELLO DA 20 LBS DI COSTRUZIONE ITALIANA.

Ricciole a traina: astuzie di pesca precise

Nella pesca a traina sono essenziali alcuni, precisi, accorgimenti. Si tratterà di astuzie relative alla tipologia di esca da utilizzare, alla sua presentazione, e alla naturalezza del suo movimento in acqua. A questo proposito bisogna distinguere tra piccole ricciole di branco e grandi esemplari solitari (anche se un mulinello adeguato è sempre necessario, clicca qui per vederne uno). Le giovani ricciole, includendo tra queste anche gli esemplari che arrivano a dieci chili, sono normalmente meno sospettose e più propense ad attaccare anche esche di medie e piccole dimensioni. Diversamente, gli esemplari più grandi e soprattutto i pesci oltre i venti chili hanno bisogno di esche più voluminose per essere stimolate all’attacco; questo succede per il principio di calcolo secondo cui ogni predatore pensa bene alle risorse impiegate per catturare la possibile preda e il guadagno calorico derivante dalla predazione della stessa.

Servono inneschi grossi

Le esche utilizzate dai più, nella pesca a traina con esca viva, vanno tutte bene per la ricciola. L’aguglia, il calamaro, il sugarello, il tombarello, l’occhiata, il muggine. Però dobbiamo stare davvero attenti alla taglia dell’esca: se si vogliono insidiare grandi esemplari di Seriola dumerili, bisogna che le esche siano di generose dimensioni. Qualunque esca si usi, la presentazione deve essere curata nei dettagli cercando di innescare bene e lasciare l’esca libera di muoversi naturalmente in acqua senza ostacolarne i movimenti. Trainando con il vivo, chi ambisce alla cattura di esemplari di notevoli dimensioni, deve quasi sempre dedicarsi unicamente a loro escludendo altre potenziali catture. Dedicarsi alla ricciola “con la R maiuscola”, non si fa soltanto attraverso la selezione dell’esca che, come dicevamo sopra, dovrà essere abbastanza “vistosa”, ma anche cercando di percorrere lunghi tragitti in modo rettilineo, evitando i giri e le continue curve che normalmente caratterizzano la traina su spot attorno ai cappelli delle secche e le rocce isolate. Perché questo? Semplice, le grandi ricciole, normalmente molto attente, e ormai con una grande esperienza, seguono l’esca per un tragitto più o meno lungo prima di sferrare l’agguato… e se trovano qualcosa che non le convince lasciano quasi sempre perdere. Se conoscete qualche bravo trainista e gli chiedete se dopo una ferrata sbagliata una grossa ricciola rimangia, credo scuoterà il capo, dispondendovi di no. Il pesce grosso non ritorna due volte sull’esca. Attenti, quindi, al momento giusto per ferrare, e non siate frettolosi: lasciate mangiare bene il pesce, specialmente se l’esca è grossa!

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RICCIOLA: UNA MIA CATTURA ESTIVA IN TRAINA COL VIVO.

 

Luciano Bonomo

La mia grande passione per la pesca in mare dalla barca nasce quando ancora da ragazzino pescavo tra i pescherecci in legno di Mazara del Vallo. Oggi dalla barca pratico la traina affondata e le tecniche di pesca in verticale. Per scoprire qualcosa in più su di me visita anche questo lungo articolo in cui cito la mia associazione Fisharing: https://pescadallabarca.pescatv.it/luciano-bonomo-storia-del-capitano-igfa-di-mazara-del-vallo/