Luciano Bonomo: storia del Capitano IGFA di Mazara del Vallo

Luciano Bonomo: storia del Capitano IGFA di Mazara del Vallo

Nella parte più occidentale della Trinacria, la zona costiera tra Capo Granitola e Capo Feto, forma un’ampia insenatura in fondo alla quale si trova Mazara del Vallo. Il porto canale è sempre stato un punto di forza della città di Mazara, soprattutto quando la via del mare era l’unica che consentisse un commercio veloce e redditizio. La meccanizzazione della pesca ebbe inizio attorno agli Anni venti, quando alle romantiche paranze, dalle grandi vele bianche, si andarono sostituendo man mano i motopesca, meno poetici ma certamente più grandi e più potenti. In questo contesto, tra l’odore di legna appena tagliata e la segatura dei cantieri che ancora costruivano i pescherecci in legno, nasce la mia passione per il mare e per la pesca iniziata quando ancora ero un bambino.

La pesca da sempre fra mare, canne e mulinelli

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FOTO RICORDO DI UN GIOVANISSIMO LUCIANO, CON UN SARAGO.

Il primissimo amore

La prima volta che armeggiavo tra ami, lenze e piombi ero piccolo e ricordo non arrivavo nemmeno al bancone del negozio dei nonni. Da bambino passavo molto tempo al negozio da pesca dei nonni, dove presto imparai a conoscere le diverse tecniche di pesca e tutti i pescatori della zone che mi incantavano con le loro mitiche storie su pesci fantasmagorici. Il fatto di passare quasi tutte le estati, dopo la scuola, lavorando al negozio dei nonni, ha fatto crescere la mia passione e la mia voglia di andar a pesca. Iniziai pescando dai moli e, quando potevo, mi facevo portare al porto a pescare con la canna fissa piccoli ghiozzi o cefaletti. Il primo pesce degno di nota fu un sarago pizzuto di circa mezzo chilo che, in una giornata di forte scirocco, piegò in maniera mai vista prima la mia canna fissa di tre metri in vetroresina. Fu una sensazione che rimase ancorata nel mio DNA e che presto mi spinse ad andare a pesca anche in barca… ricordo che avevo forse nove anni quando salii a bordo per la prima volta. Per questo devo ringraziare mio papà che, con grande sacrificio, si “immolava” portandomi a pesca pur soffrendo il mal di mare e che, nonostante l’onda lunga, resisteva a bordo consapevole della mia felicità nello stare in barca a pesca.

Un papà che ha patito il mare pur di farmi contento

Quando ero piccolo non avevamo la barca e ancora non vi erano approdi turistici organizzati per il diporto e molte barchette utilizzate per la pesca sportiva venivano ormeggiate, durante l’estate, in prossimità della spiaggia. Quando mio papà mi portava a pesca in barca andavamo con quella di amici e così la mattina presto, quando ancora era buio, toccava entrare in acqua per prendere la barca e portarla a riva per caricare l’attrezzatura. Ricordo che ogni volta si tirava a sorte per sapere chi dovesse sacrificarsi al “bagno gelido”. Puntualmente, poiché’ ero il più piccolo, venivo risparmiato, con mia immensa gioia perché l’acqua era sempre veramente freddissima.

TANTISSIME NOTTI TRASCORSE AL FREDDO, IMPUGNANDO LA CANNA BOLOGNESE (IN FOTO) O LA CANNA DA SPINNING.
TANTISSIME NOTTI TRASCORSE AL FREDDO, IMPUGNANDO LA CANNA BOLOGNESE (IN FOTO) O LA CANNA DA SPINNING.
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UN CARNIERE DI SPIGOLE RISALENTE AGLI ANNI ’90.

Le boghe del molo nascente

Come dicevo, non avendo la barca ma essendo già matto per la pesca, crescendo, mi dedicai assiduamente più alla pesca da riva. Mi concentrai sulla bolognese, sulla pesca all’inglese e sullo spinning. Mi ricordo che andavo in bicicletta in punta al porto, che ai tempi ancora era in costruzione, e, in mezzo ai massi, con i piedi a mollo in acqua, pescavo le boghe. Io e gli amici pescavamo lì fra il frastuono delle ruspe che scaricavano i massi per creare la banchina. Vi erano milioni di boghe attirate dalla pasturazione involontaria data dallo scarico in mare delle bucce del gambero derivante dalla pulitura dello stesso presso il mercato del pesce locale. Ogni sera al tramonto puntualmente la “barcaccia”, una barca prima di legno e poi di ferro con un grosso cassone, partiva dal porto canale di fronte il mercato del pesce e scaricava in mare in prossimità della punta del porto ancora in costruzione le bucce e le teste del gambero con gli scarti della lavorazione. Questo “appuntamento quotidiano” richiamava una gran numero di pesci tra cui anche le boghe. Ricordo che un giorno vidi saltare a pochi metri da me un tonno attirato anch’esso dal notevole richiamo: che emozione folgorante vederlo saltare proprio lì davanti consapevole della sua imponenza e della mia impotenza (impossibile pensare di allamarlo con l’attrezzatura che avevo!) non mi restava che ammirarlo alla luce del tramonto far scorpacciata di boghe.

Pesci pregiati a bolognese e inglese

Presto mi dedicai anche alle spigole e alle orate, alla pesca all’inglese con il bigattino, anche di notte… con Roberto Polizzi, compagno di mille avventure e attuale “socio” in pesca. Con Roberto riuscivamo a rimanere in pesca anche 12-14 ore ininterrottamente. Vedere affondare lentamente la startlight del galleggiante, nella completa oscurità, ci affascinava moltissimo, specialmente nelle fredde serate d’inverno di tanti anni fa. Lo spinning con i wader sulle secche fu decisamente più avventuroso come approccio. Si entrava in mare che era ancora buio e, molto spesso, si finiva in acqua non sapendo bene dove mettere i piedi o trascinati via dalla risacca; vi assicuro che a gennaio era un’esperienza traumatica che, però, nonostante il freddo, non riusciva a scoraggiarci.

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La prima barca da 5 metri

La mia prima barca l’ho avuta a 18 anni. Era un open di cinque metri: un sogno che per me finalmente si avverava. Da quel momento si aprirono nuovi orizzonti e fu immediata la dedizione al bolentino e alla piccola traina costiera. All’inizio i risultati non furono incoraggianti ma, col tempo, arrivarono portando con loro piccole grandi soddisfazioni. A questa barca seguì un Rio 730 che acquistammo con un gruppo di amici (Roberto, Giancarlo e Gaspare) e che permise le mie prime esperienze oltre le fatidiche 12 miglia, e le prime sporadiche catture del tonno rosso e della cernia bianca di profondità. Quei big fish, ovviamente, innescarono definitivamente un po’ a tutti noi la malattia della pesca senza alcuna possibilità di recupero!

Si “matura” ma non si smette di imparare

Ad oggi di uscite se ne sono fatte tante e l’ardore dei primi anni ha lasciato spazio a una passione più matura e alla pratica di tecniche più impegnative come il drifting, la traina col vivo e d’altura, il bolentino di profondità, e, più di recentemente per me, il vertical jigging e l’inchicku. L’assiduità nelle uscite ha permesso di conoscere e selezionare i migliori spot della zona mazarese e le tecniche di pesca più idonee, a seconda dei periodi e delle specie da insidiare. Nel corso degli anni ho anche avuto modo di pescare nelle acque interne e in quasi tutti i mari del mondo, e così dall’oceano Atlantico all’Indiano, dal Pacifico al Mediterraneo, le esperienze sono state innumerevoli, arricchendo il mio bagaglio tecnico e culturale. Ricordo in particolare le trote giganti del Lago Titikaka sugli altipiani Andini della Bolivia, i tarpon e gli snook del Nicaragua, i carangidi delle Maldive e dell’Indonesia, i barracuda e i red snapper del Messico, gli halibut e le corvine del Cile. Questi viaggi hanno lasciato un grande desiderio di scoperta e di ricerca che in un certo senso ancora oggi motiva nelle uscite sugli spot del Canale di Sicilia.

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UNO SCATTO CI RIPORTA A UNO DEI COMBATTIMENTI DI LUCIANO CON PREDE TROPICALI.

lUCIANO bONOMO A PESCA DI SNOOK

Guida e pro staff Everol

Anche per questo la mia passione per la pesca e per il mare, negli ultimi anni, mi ha portato a dare vita a Fisharing.com. Si tratta di un’iniziativa che nasce a Mazara del Vallo, dove tutto sa di mare e dove la pesca rappresenta da sempre un’arte da tramandare da padre in figlio. Fisharing (clicca qui per visitare il sito) è un progetto mirato a dare visibilità alla pesca sportiva e al rispetto del mare nel quadro delle buone pratiche promosse anche dall’ IGFA, di cui dal 2011 faccio parte. Condurre le persone a scoprire le bellezze di questi luoghi andando a pesca insieme, o semplicemente passando una giornata in barca, nelle splendide acque della Sicilia è un’attività che mi dà grande gioia. Oggi collaboro anche come pro staff Everol (la famosa azienda produttrice di mulinelli rotanti; clicca qui per scoprire tutti i modelli in vendita) e parte del team di Pesca dalla Barca. La pesca sportiva è stata e rimane quindi amore a prima vista o meglio a prima tocca… appena si può, e il meteo lo permette, si va in mare. Spero che facciate tutti come me, o che addirittura vogliate venire a bordo con me. Tutti in barca a passare un giorno in mare alla continua ricerca di nuove emozioni!

Luciano Bonomo: storia del Capitano IGFA di Mazara del Vallo

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La Redazione di PescaTV.it (sezione pesca mare barca)

PescaDallaBarca TV è il canale di comunicazione italiano dedicato alla pesca in mare da natante, realizzato con l’impegno di una squadra di pescatori di prim’ordine tra i quali rientrano Marco Volpi, Diego Pizzeghello, Franco Nostrini, Matthieu Amato, Luciano Bonomo, Marcello Guadagnino, Riccardo Castellaro, Matteo La Bella, e molti altri ancora. La Redazione della sezione "Pesca a carpfishing" del gruppo Pesca TV è formata da pescatori, articolisti, fotografi, agonisti della pesca sportiva e videomaker appassionati di pesca. Proprio come te, anche noi abbiamo a cuore il rispetto della natura e la pratica del nostro passatempo preferito, la pesca. Oltre rispetto delle leggi scritte, vogliamo diffondere il rispetto di "leggi che non sono scritte", come per esempio il rispetto per i pesci. Siamo però contrari alle ingiustizie che i pescatori ricreativi subiscono e agli attacchi dei quali la pesca sportiva è vittima, primo fra tutti il bracconaggio e le vessazioni alla nostra categoria (vista dalla politica come una fonte per trarre guadagno).