Lavori alla barca da pesca: la mia ALBAKORA 2.0

Una barca da pesca per essere moderna deve via via adattarsi alle possibilità ed evoluzioni offerte dal mercato e dalla ricerca, cercando di discernere al meglio fra possibili reali implementazioni in luogo di mere trovate commerciali. Ovviamente l’elettronica di nuova generazione fa la parte del leone con soluzioni davvero interessanti e particolari, con ovvia attenzione alla pesca.

Sono passati due anni giusti dal varo dell’AlbaKora e, fra fortune alterne e stagioni di pesca più o meno fruttuose, ne è passata di “acqua in carena”… Nell’inverno passato si è presentata l’occasione di rispedire il mio mezzo al cantiere costruttore per una serie di interventi di normale manutenzione, occasione subito sfruttata per migliorare ed implementare svariate cose a bordo. La mia attenzione si è concentrata in modo particolare sull’elettronica che ritengo potrà essere il futuro nel mondo della pesca dalla barca. In tutto questo l’occasione e l’aiuto che mi è stato offerto da una grande e famosa azienda del settore è stato fondamentale.
Il cantiere si è dedicato inizialmente a risolvere alcune piccole imperfezioni estetiche, a sistemare alcune questioni meccaniche che necessitavano di regolazione fine e alcune siliconature, per poi passare ai classici interventi di pulitura e trattamento di carena, flaps ed elica.
Oltre ad altri ovvi e più che prevedibili interventi di routine, come la manutenzione al motore di rispetto e tagliandi vari ci si è poi concentrati su una serie di interventi da me previsti per ottimizzare l’AlbaKora durante l’uso in pesca: dopo due stagioni di uso constante ed assiduo, stagioni in cui sono capitati molti strikes e molteplici situazioni di pesca e navigazione, ci si rende conto che alcuni particolari possono essere migliorati, anche considerando che questa barca era stata studiata in modo estremamente personalizzato. Ma le esigenze cambiano e si affinano ed ecco dunque che le mie richieste al cantiere sono state davvero molte.
Si è cominciato con la sistemazione organica di alcuni gavoni e mensole interne: bordi più alti, divisioni e ripiani vari, per organizzare al meglio gli spazi interni. Cuscineria interna sistemata e moquette sostituita.
Si è passati al perfezionamento delle vasche del vivo, con l’eliminazione di alcuni punti di accumulo migliorando le pendenze in modo da averle sempre perfettamente asciutte. Lavoro teoricamente semplice, ma dove l’esperienza di Spinella fa di sicuro la differenza.
Alcuni fissaggi e adattamenti vari atti a perfezionare l’organizzazione a bordo fanno da sfondo all’ installazione di alcuni portacanne da incasso classici in acciaio da murata (con inclinazione 30°) che serviranno per l’uso di portacanne a cremagliera da drifting in alluminio. Davvero belli esteticamente (anodizzati azzurri) e molto, molto funzionali, mi permetteranno assetti perfetti in drifting. (foto 1) Per pura estetica ho ceduto ad un vezzo e ho anche sostituito i portacanne da riposo del top con altri in alluminio, sempre anodizzati azzurri, che danno un tocco di moderno e di tecnologico. (foto 2)
Ci si è poi dedicati alla parte più importante e centrale di questa evoluzione, l’elettronica di bordo.
Come già anticipato, mi è stata offerta una bella opportunità da parte di una grande azienda del settore e, considerando l’esperienza a bordo e gli scambi di opinioni e di notizie con molti amici pescatori, ho optato per una soluzione a due strumenti di grandi dimensioni posizionati uno in plancia (incassato) e uno su staffa girevole adiacente alla porta di ingresso in cabina, visibile sia dalla postazione di guida che dal pozzetto. Un doppio sistema di bloccaggio nelle due posizioni rende questo strumento fruibile in modo pieno e completo in ogni situazione di pesca ed è una soluzione davvero molto valida, che consiglio a chiunque ne abbia la possibilità e/o l’esigenza. (foto 3) Gli strumenti in questione sono due multitouch stand alone da 12” identici, che svolgono sia la funzione di plotter/gps sia quella di ecoscandaglio. Entrambi gli strumenti lavorano con le due classiche frequenze 50/200 ad 1 KW di potenza, ma hanno la possibilità, se necessario, di essere implementati con una box esterna in grado di lavorare a frequenze differenziate e con potenze fino a 3 KW. Lo strumento in plancia è servito come eco da una sonda in bronzo passante da 1 KW, montata non esternamente in carena, ma resinata a filo scafo. Un lavoro favoloso, ma estremamente complicato per vari motivi, che il cantiere costruttore ha eseguito in modo perfetto: dai primi test la sonda lavora bene anche in crociera oltre i 20 nodi, un risultato di tutto rispetto. Questo strumento è comandato anche da una tastierina remota molto comoda soprattutto in navigazione. (foto 4) Il secondo strumento è collegato ad una sonda sempre in bronzo passante, ma a basso profilo, da 600 Watt. Questa sonda era già presente e ci si è limitati a collegarla al nuovo strumento. La scelta, sempre valida, era ricaduta su questo modello per l’ampio angolo di lavoro del cono, circa 45° a 50 Khz, ideale in drifting e sulle mangianze per sondare i primi 50 metri d’acqua. I due strumenti sono collegati in rete con un cavo ethernet, soluzione che permette lo scambio delle info cartine, dei waypoint, delle rotte e di tante altre informazioni. Il collegamento in rete permette anche l’interessantissima opzione di “richiamare” i dati di ecoscandaglio di uno strumento sull’altro. Considerando la grande differenza di ampiezza di cono fra le due sonde (molto più stretto quello della sonda da 1 KW) e la possibilità di lavorare nelle due frequenze 50/200 con entrambi gli strumenti anche in contemporanea, tutte queste opzioni aprono degli scenari di sfruttamento degli strumenti che posso al momento solo intuire. (foto 5) La possibilità di “marcare” sul gps un punto di interesse visto sull’eco, anche andando a ricercare la marcatura nello storico dell’eco, è una funzione interessante e molto sfruttabile. Nei primi test in pesca la cosa che mi ha più impressionato è proprio la possibilità di utilizzare due strumenti indipendenti in modo coordinato. La grande differenza di caratteristiche delle sonde, che danno risultati a schermo anche molto diversi sulla stessa marcatura, permette al pescatore dall’occhio esperto di ottenere una miriade di informazioni che sono di grande utilità durante l’azione stessa di pesca. Questa caratteristica è massimizzata a traina con il vivo, soprattutto su spot medio profondi come relitti e scogli con profilo che si staglia molto alto rispetto al fondo: con un po’ di pratica si riesce a fare la “barba” al relitto senza rischio di incocciare. (foto 7 e 8) A livello di prestazioni la sonda da 1 KW lavora bene anche in traina fino a 400-500 metri (foto 6), ma è in grado di rilevare la profondità anche intorno agli 800 metri. L’altra sonda, che lavora bene fino a 200-250 metri, è quella più sfruttabile per le tecniche di pesca alle quali mi dedico abitualmente, in particolare ha un buon ritorno fino ai 70 metri di profondità.
Con entrambi gli strumenti, appena si trova la regolazione più adatta, le marcature risultano nette, precise e ben definite, come si può vedere dalle foto. Ovviamente innumerevoli le possibilità di implementazione e miglioramento, con moduli radar, AIS e molte altre possibilità, alcune delle quali sono allo studio, come un pannello solare visto il cospicuo assorbimento degli strumenti a motore spento. Interessante invece la funzione che permette di scaricare le previsioni meteo direttamente sulla carta, con proiezioni oltre i 10 giorni. Valide anche le app wi fi scaricabili sul cellulare e bellissima e scenografica la visione in 3D delle carte. Il collegamento via NMEA 2000 dei GPS con la bussola digitale del pilota automatico garantisce una traccia perfetta soprattutto a basse velocità, ideale per il massimo della precisione sugli spot a traina con il vivo.
Non mi soffermo sulle caratteristiche specifiche degli strumenti e su alcune interessanti e peculiari funzioni, ma credo di aver trovato una soluzione davvero pratica e che mi soddisfa pienamente. Non vedo l’ora di poter spingere al massimo le potenzialità di questi strumenti e ormai di scuse non ce ne sono più: gli strikes devono abbondare!

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Per maggiori info: www.lanterna.fishing

 

Lavori alla barca da pesca

Riccardo Castellaro

Grande appassionato di pesca in mare e di sci, divido la mia vita tra mare e montagna. La passione per il mare mi ha portato a studiare scienze ambientali. Pratico spinning, traina, drifting e altre tecniche di pesca. Spero che i video che realizzo sul mio canale youtube e su quelli di Pesca Dalla Barca TV e Pesca TV vi possano essere utili, insieme agli articoli che trovate sul sito di Pesca Dalla Barca o dell'associazione Lanterna Fishing. Se posso esservi utile per un consiglio non esitate a contattarmi commentando sul sito o sui miei social.