I calamari di Humboldt e i loro misteriosi spiaggiamenti in massa

I misteriosi spiaggiamenti dei calamari di Humboldt

Il calamaro di Humboldt (Dosidicus gigas) è una specie di grandi dimensioni che abita le acque del Pacifico orientale. Originariamente, la sua distribuzione comprendeva principalmente le acque dell’America centromeridionale, dalla California alla Patagonia, ma negli ultimi anni il suo areale si è esteso notevolmente, fino alla British Columbia, in Canada, con segnalazioni perfino dall’Alaska. Si tratta di un abitante della zona mesopelagica, che compie migrazioni nictimerali (per saperne di più: I pesci della zona mesopelagica)

Calamari di Humboldt: cefalopodi da scoprire

I calamari di Humboldt formano banchi composti da migliaia di individui che possono raggiungere i due metri di lunghezza e 45 kg di peso, e possono essere piuttosto aggressivi, come mostra questo curioso video, in cui un giovane esemplare attacca un robot molto più grande di lui:

L’espansione del loro areale potrebbe essere dovuta a diversi fattori ambientali. Si ipotizza ad esempio che essi riescano a vivere in strati d’acqua profondi dove l’ossigeno scarseggia: queste zone “morte” sono sempre più comuni nell’Oceano Pacifico, a causa di cambiamenti ambientali in corso. I pesci non riescono a viverci, ma i calamari sì, fermo restando che questi ultimi devono migrare altrove, ad esempio in superficie, a caccia di pesci durante le ore notturne. Un’altra possibile causa della loro espansione è che stiano approfittando di un vuoto ecologico: il vuoto lasciato dalla rarefazione di molte specie di pesci predatori a causa della sovrapesca. In pratica, la pesca sta eliminando i diretti competitori dei calamari, e per il momento questi ne starebbero approfittando. La cosa più probabile, comunque, è che le cause dell’ampliamento dell’areale dei calamari di Humboldt siano molteplici e di varia natura.

Economie locali e pesca: calamari che mangiano naselli

Con la loro comparsa in luoghi dove prima erano sconosciuti, i calamari di Humboldt non sono passati inosservati. Da un lato hanno causato sconvolgimenti nelle locali economie della pesca, ad esempio divenendo essi stessi oggetto di pesca professionale e ricreativa, e andando, d’altro canto, a colpire risorse di fondamentale importanza economica, come i naselli del Pacifico, che rappresentano una delle loro prede abituali.

Tra i segnali evidenti della loro presenza, infine, ci sono degli eventi ancora non del tutto compresi: le morie, con conseguenti spiaggiamenti in massa, come in questo video:

Quello avvenuto pochi giorni fa sull’isola di Santa Marta, in Cile, è probabilmente uno degli spiaggiamenti più impressionanti di sempre:

moria_calamari_Humboldt

Gli scienziati non hanno ancora fatto luce sulle cause delle morie di questa specie, la cui biologia, come abbiamo visto, presenta ancora una gran parte di aspetti sconosciuti. Certo è che si tratta di una specie dal ciclo vitale brevissimo: al pari di molti altri cefalopodi, si stima che abbia un accrescimento molto rapido, raggiunga la maturità sessuale al primo o secondo anno di vita, e muoia subito dopo la riproduzione. È quindi possibile che almeno alcune di queste grandi morie si verifichino subito dopo la stagione riproduttiva. Tuttavia, una simile quantità di calamari spiaggiati non era mai stata osservata. I biologi marini ipotizzano cause correlate con le oscillazioni di El Niño, con aumento di temperatura associato, o fenomeni di risalita di acque superficiali (upwelling) ricche di nutrienti, che abbiano determinato un crollo del tasso di ossigeno disciolto in acqua.

I calamari di Humboldt e i loro misteriosi spiaggiamenti in massa

Roberto Merciai

Nato a Firenze nel 1982, coltiva la passione per la natura e la pesca da quando aveva tre anni. Figlio e nipote d'arte, ha praticato diverse tecniche di pesca, dedicandosi principalmente allo spinning in acqua dolce fino al 2010, quando la carriera universitaria di Naturalista Ittiologo lo porta a trasferirsi a Girona, in Spagna. Qui inizia a dedicarsi allo spinning marino dalla costa, tralasciando momentaneamente le acque dolci, nelle quali è invece impegnato sul fronte professionale, svolgendo un dottorato di ricerca in ecologia fluviale. Dal 2006 al 2012 ha collaborato con lo storico mensile 'Pescare - la rivista dei pescatori', mentre dal 2013 scrive articoli di pesca e biologia sulle testate 'Pesca Spinning', 'Surfcasting' e 'Pesca dalla Barca', edite da ERREDI grafiche.