Drifting al tonno: quando i pesci non vogliono abboccare

Situazione di pesca classica si ha quando si vedono i tonni sull’ecoscandaglio ma non vogliono abboccare: che cosa è bene fare riguardo lenze, inneschi e pastura?

Una volta arrivati sulla zona di pesca potremo decidere se pescare ancorati (soluzione che va per la maggiore) oppure a scarroccio. Potremo anche scegliere se effettuare una cosiddetta “strisciata” di pastura, gettando sarde con motori al minimo prima di mettere le lenze in pesca, oppure di non farlo. Si tratta di sistemi validi. Personalmente pesco all’ancora e non faccio strisciate di sardine a meno che la corrente sia quasi assente. A questo punto, saremo in pesca e daremo il via a quell’azione di pasturazione che è fondamentale e che non andrà mai interrotta. Mai e poi mai. Sempre pasturando dovremo mettere le canne in pesca (clicca per approfondire) e, una volta distanziate le lenze e verificato l’andamento della corrente anche in profondità, beh… inizierà la solita “partita a scacchi” coi pesci, fatta sempre tenendo gli occhi puntati sull’ecoscandaglio.

Pesca al tonno: i tonni che non vogliono abboccare

L’eco ci aiuterà a individuare eventuali pesci in pastura che non abboccano. Spesso vengono a mangiare la pastura fino a pochi metri dalla barca ed è possibile vederli. Altre volte, invece, stazionano più in profondità e capire dove sono è fondamentale: sempre più spesso, infatti, i tonni entrano in pastura ma non mangiano le nostre esche e qui dovremo utilizzare astuzia ed esperienza. La prima cosa è verificare l’innesco. L’amo non deve essere troppo visibile e l’esca non deve essere sproporzionata rispetto alla pastura, se per quanto perfetta una sardina intera viene schivata, va allora provato un  pezzo che abbia dimensioni simili a quelli che gettiamo, magari calato insieme ad una manciata di sardine. Anche se i pesci sono a vista è utile calare una lenza più in profondità, eventualmente stravolgendo ancora una volta l’innesco e provando una T, cioè una sardina per la pancia più una per l’occhio, o, ancora, allungare gradualmente una canna anche a 150 metri di distanza dalla barca, dove possono esserci altri esemplari, o dove quello o quelli che vediamo sotto la barca possono compiere un passaggio. Per quanto sul momento possa sembrare assurdo, si possono togliere tutte le canne in pesca e continuare a pasturare per disabituare il pesce alla presenza dei fili, per poi rimettere in pesca una sola canna dopo una decina di minuti magari in corrente con poco piombo. Prima di arrivare alla soluzione estrema, cioè il cambio di terminale scendendo con il diametro può essere risolutivo distanziare esageratamente il piombo dall’esca, anche di trenta metri; questo però va fatto solo in caso di corrente media o forte. Ci sono poi altri aspetti molto interessanti che vi invito a scoprire in edicola su Pesca Dalla Barca numero 15 (ottobre-dicembre 2015). Buon drifting a tutti!

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UN THUNNUS THYNNUS ALL’AMO DI DIEGO PIZZEGHELLO, NEL GOLFO DI GENOVA.
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L’AUTORE INSIEME AD UNA CATTURA.
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UN INNESCO PIU’ PICCOLO, REALIZZATO CON LA META “DI TESTA” DI UNA SARDA, DA GETTARE INSIEME ALLA PASTURA.

Drifting al tonno: quando i pesci non vogliono abboccare

Diego Pizzeghello

Grazie per aver letto questo mio articolo. Io sono Diego, appassionato di pesca fin da ragazzino, quando andavo a pesca di branzini dalle scogliere di Genova. Pratico con grande piacere la pesca dalla barca, sia a spinning che a bolentino, a traina, a drifting e con un po' tutti i metodi di pesca sportiva che mi permettono di ferrare qualche cattura pregiata. Non vorrei passare per un "professorone che se tutto" ma mi fa piacere scrivere qualche articolo e, di tanto in tanto realizzare un video di pesca. Se potessi aiutarti a prendere qualche bel pesce ne sarei felice anche se, amo ripeterlo, nella pesca la fortuna conta tanto e, prima regola: bisogna pescare dove ci sono i pesci. Spero che quello che faccio ti piaccia e che "mi premierai" condividendo i miei video. Ciao!